Quando nel 1906 si dette inizio ai lavori di costruzione della nuova sede dell'Istituto della Consolata per le Missioni estere, l'allora viale di circonvallazione abbracciava la Torino industriale separandola dalla campagna. La posizione dell'edificio, opportunamente scelta ai margini della città, era il segno della vocazione esclusivamente missionaria dell'istituto, fondato appena cinque anni prima dal canonico Giuseppe Allamano.
Nato il 21 gennaio 1851 a Castelnuovo Don Bosco, Giuseppe era cresciuto in una famiglia religiosa illuminato dall'esempio del santo zio materno, Giuseppe Cafasso. Nel giovane, che era venuto in contatto con san Giovanni Bosco nell'oratorio del paese natale, nacque ben presto la vocazione sacerdotale. Sfuggito alla direzione spirituale del salesiano, dal cui carisma non si sentiva attratto, entrò nel seminario diocesano, dove, una volta ordinato sacerdote nel 1873 (il 20 settembre, "il giorno più bello della sua vita"), restò per occuparsi della formazione dei seminaristi. A 25 anni era già direttore spirituale dei chierici e nel 1880 passò a dirigere il santuario della Consolata, che da tempo attendeva di essere rilanciato come santuario mariano e centro di spiritualità. Sceltosi come collaboratore il teologo Giacomo Camisassa (che resterà con lui per tutta la vita), dette il via all'impegno di ristrutturazione del complesso, in riconoscimento del quale ottenne la nomina di canonico della Cattedrale quattro anni dopo. Il connubio di splendore estetico e spirituale fu nuovamente suscitato nei lavori di restauro all'interno del santuario, diventato un punto di riferimento per la vita religiosa della città, anche grazie alla riorganizzazione del Convitto ecclesiastico, dove i giovani preti potevano continuare a formarsi.
Ma la svolta nella vita dell'Allamano, già tutta indirizzata verso la missione cristiana, doveva ancora giungere. Nel clima di ardore missionario che attraversava tutta l'Italia settentrionale alla fine dell'800, l'energico canonico pensava da tempo alla fondazione di un istituto: guarito miracolosamente da una grave broncopolmonite (allora incurabile), vi si dedicò, sorretto dalle donazioni di numerosi benefattori. Nel 1901 veniva fondato l'Istituto della Consolata per le Missioni estere con lo scopo esclusivo di preparare sacerdoti e laici all'opera evangelizzatrice. L'Allamano, "missionario che invia e non parte mai", controllava l'operato dei suoi attraverso la lettura di fittissimi diari, che documentano l'enorme lavoro di promozione umana propedeutico all'annuncio di Cristo e sono al contempo inestimabili fonti di carattere antropologico ed etnografico.
Dopo la prima spedizione del 1902 in Africa, l'istituto accolse sempre più numerosi aspiranti missionari tanto da non essere più sufficiente. Fu quindi deciso di acquistare un vasto lotto suburbano di 12.000 mq. per l'edificazione della nuova casa madre. I lavori, eseguiti sul progetto dell'ing. E. Ruffoni, grande ammiratore dell'Allamano, e diretti dal Camisassa, diventato esperto dopo il restauro della Consolata, cominciarono nel 1906. L'edificio, a tre piani con il fronte principale di 90 m. di lunghezza, era organizzato in tre sezioni (aspiranti, novizi, seminaristi) con parlatori, segreterie, museo etnografico e chiesa. Nel 1908 il Collegio seminario poteva essere aperto e due anni dopo vi si aggiunse l'Istituto delle suore missionarie della Consolata.
La cappella, significativamente consacrata da mons. Perlo, vicario apostolico in Kenya il 23 ottobre 1909, fu ovviamente dedicata alla Madonna. Nel 1938 accolse la salma di Giuseppe Allamano, morto il 16 febbraio 1926 (anno della I Giornata missionaria mondiale), traslata dal santuario della Consolata. Le venerate reliquie, già oggetto di devozione, vennero poste nel sarcofago di pietra d'Istria, scolpito da Giordano Pavesi, che reca l'iscrizione ET ANNUNTIABUNT GLORIAM MEAM GENTIBUS.
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I bombardamenti del 1944 provocarono gravi danni alle strutture della cappella, della cui ricostruzione si occuparono direttamente allievi e seminaristi a partire dal 1952.
La chiesa consiste in un basso vano rettangolare coperto da un soffitto a cassettoni dipinto a tempera.
L'ambiente, illuminato sul lato sinistro da semplici bifore, è decorato con stucchi a imitazione della plastica altomedievale: sull'ingresso incombe una cantoria a pannelli e l'altare, affiancato da cappelline absidate, è sormontato da un ciborio su colonne e capitelli cubici di gusto neobizantineggiante; completano la decorazione le lesene con capitelli zoomorfi in stucco che sostengono le travature lignee.
Con la beatificazione di Giuseppe Allamano (7 ottobre 1990), la chiesa gli è stata dedicata e sono occorse alcune aggiunte sul fianco destro: una galleria, la cappella sepolcrale e la 'sala di ricordi'.
In quest'ultima sono raccolti paramenti liturgici, libri, oggetti personali, il quadro miracoloso della Vergine e un dipinto di Caffaro Rore. Nel piccolo mausoleo, un ambiente circolare coperto da una cupola scanalata, la mensa del monumentale sepolcro è illuminato da una grande vetrata policroma che illustra i meriti del beato.
Marco Frati
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