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Guida alle Chiese storiche di Torino

Nostra Signora del Suffragio

Nostra Signora del Suffragio

Nel XIX secolo il quartiere di San Donato, ormai inglobato dalla cinta daziaria Ottocentesca, può quasi considerarsi una città dentro la città. La presenza di numerosi canali e bialere, funzionali allo sviluppo della protoindustria, e la collocazione immediatamente al di fuori della cinta fortificata della Torino Barocca avevano caratterizzato sin dal Settecento il tessuto sociale della zona.

E’ qui che Francesco Faà di Bruno (1825-1888) sperimenta le soluzioni ai gravi problemi che avevano investito la città dell’Ottocento, l’insalubrità delle condizioni abitative e la difficoltà di vita.
Reduce da una importante carriera militare che lo aveva visto protagonista delle battaglie contro l’Austria, il beato, ingegnere militare e dottore in matematica, aveva deciso nel 1853 di dimettersi dal servizio militare per dedicarsi interamente alla più importante battaglia, quella di testimoniare attraverso le opere la fede in Cristo.
Nel 1859 fonda in San Donato la Pia Opera di Santa Zita per il ricovero e il collocamento delle donne di servizio da poco inurbate; solo un anno dopo fonda la classe delle Clarine, per le quali impianta una lavanderia e l’Infermeria di San Giuseppe, per le inferme.
Il suo impegno sociale e religioso (che trovano una coincidenza nella sua opera) non gli è d’ostacolo negli studi; nel 1878, infatti, è nominato professore straordinario di matematica presso l’università di Torino.

La realizzazione della chiesa di Nostra Signora del Suffragio è, per Faà di Bruno, un momento decisivo per la vocazione che lo porterà nel 1876 a diventare sacerdote.
Nel 1863, infatti, decide di erigere una piccola cappella funzionale all’opera di santa Zita; all’inizio dei lavori si rende però conto della necessità di aprire l’edificio al quartiere e, alla cappella si sostituisce il progetto di una chiesa affacciata sulla via San Donato.
L’architetto incaricato della progettazione è Arborio Mella, conosciuto per la sua fede cattolica.
L’architetto decide di svolgere il tema richiesto dal beato, cioè il suffragio per le anime degli estinti, con austerità compositiva. La scelta delle forme del neoromanico si inserisce in un clima stilistico che vede nel richiamo al medioevo lo stile più eloquente per gli edifici religiosi (e non solo).

La facciata tripartita in cotto è trattata con semplicità; l’unico elemento decorativo è la lunetta che racchiude un bassorilievo sull’Addolorata.
All’interno, uno spazio longitudinale su tre navate, il tema della morte è svolto nell’apparato decorativo e nella scelta dei colori scuri.
Le volte a crociera sono decorate a cielo stellato dal pittore Costa.
Sulla navata centrale, più elevata, si affacciano i due matronei; la scelta di collocare i due ambienti, per dare possibilità a un maggior numero di fedeli di accedere alla chiesa, era stata imposta dal beato e fortemente osteggiata da Mella che, per questo motivo, non aveva voluto firmare i progetti attualmente custoditi presso l’Archivio Storico della Città di Torino.
Dietro l’Altare Maggiore è collocata la statua della N. S. del Suffragio, realizzata dallo scultore Antonio Tortone; i due dipinti ai lati della scultura sono a opera del Gonin e si rifanno a episodi veterotestamentari: Giuda Maccabeo che raccoglie il denaro da inviare a Gerusalemme per espiare l’idolatria dei compagni uccisi e La discesa di Gesù agli inferi.
Nella navata di destra, in prossimità dell’ingresso, è posta la cappella dedicata al fondatore.

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Ai lati della chiesa sorge l’audace struttura della cella campanaria, progettata interamente da Faà di Bruno che, per l’occasione, si avvale della consulenza dell’architetto Alessandro Antonelli.
Il campanile è caratterizzato dalla discontinuità del materiale con il quale è realizzato; a metà altezza, infatti, la struttura in muratura si interrompe in prossimità della cella campanaria (che non è collocata sulla sommità). Qui i pilastri angolari e le zona di tamponamento sono annullati per far posto a trentadue colonnine in ghisa fissate ai pilastri per mezzo di piastre metalliche connesse ad incastro nella muratura. Con questo espediente il suono delle campane è amplificato. Al di sopra della cella campanaria riprende la struttura in muratura.
Sulla sommità del campanile, posta sopra un globo, la scultura dell’arcangelo che suona la tromba richiama i fedeli e annunzia la resurrezione dei corpi.

Sandra Poletto

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