Quando Monsignor Giovanni Baloire diede inizio ai lavori della piccola cappella dedicata a Santa Rita, la Barriera di Orbassano (antico nome del quartiere di Santa Rita) era una zona fortemente caratterizzata dalla presenza delle case operaie, costruite pochi anni prima, che contrastavano con l'insediamento a cascina che fino al Novecento aveva qualificato il settore meridionale della città.
Ancora giovane prete, nel 1916, Mons. Baloire si era potuto rendere conto della necessità di edificare una parrocchia in quella zona. Durante la prima Guerra Mondiale, infatti, aveva compiuto un corso di preparazione a diventare aiutante di Sanità al fronte, presso l'ospedale Militare di Torino, accasermato alla scuola Mazzini. In quest'occasione aveva rilevato di quanto insufficienti fossero le due Parrocchie di Crocetta e San Secondo in un così ampio e socialmente bisognoso settore urbano.
L'intenzione di realizzare una parrocchia gli era rimasta nel cuore sino a quando, nel 1928, mentre officiava presso la Parrocchia di San Secondo, iniziò l'opera di reperimento dei fondi per attuare l'ambizioso progetto. Attraverso sottoscrizioni, lotterie e serate di beneficenza riuscì a ottenere la quantità di denaro sufficiente per dare il via alla costruzione. L'idea di dedicare la chiesa a Santa Rita da Cascia, la santa degli impossibili, era legata alla presenza di un altare intitolato alla santa stessa presso San Secondo. Intorno alla figura della santa si era formata una congregazione di laici particolarmente attivi nella vita pastorale.
Il progetto per la cappella primitiva, la Cappella delle Grazie, fu affidato al salesiano Giulio Valotti, che lo portò a compimento nello stesso anno: il 22 maggio 1928, infatti, la nuova parrocchia inizia ufficialmente la sua vita.
La necessità di adeguare la struttura alle richieste dei fedeli e all'ingente numero della popolazione portò ad iniziare i lavori per la realizzazione del santuario monumentale.
La grandiosa opera, intensamente sentita nel quartiere, si concluse, con la realizzazione delle bellissime vetrate policrome solo nel secondo dopoguerra.
In piena consonanza con le intenzioni e i propositi di Mons. Baloire, l'edificio attuale è una presenza imponente all'interno del quartiere. Esso, infatti, con la sua facciata che si rifà al romanico nord europeo, costituisce un segno architettonico forte e dirompente nel tessuto edilizio circostante.
Il campanile, posto sul fronte principale e alla base del quale si apre il portale d'ingresso, fu completato nel 1933 con la realizzazione di quattro pinnacoli di coronamento.
Il rivestimento esterno della chiesa è in pietra di Credaro e pietra di Zandobbio lavorata a bugnato; il portale è invece realizzato in marmo bianco.
Internamente lo spazio è costruito su una pianta longitudinale a tre navate; in corrispondenza dell'incrocio tra navata centrale, a quattro campate, e transetto è collocata una cupola ottagonale coperta da un tetto a falde e sorretta da massicci pilastri che, nelle decorazioni, richiamano i fedeli alle virtù teologali e alle virtù cardinali.
Negli otto lunotti della cupola, nel 1948, il pittore Pietro Dalle Ceste, realizzò le figure degli angeli alati con i simboli delle beatitudini.
I disegni per la realizzazione dei mosaici sono a opera del professor Carlo Morgari che scelse tra i parrocchiani i soggetti della rappresentazione.
L'interno della chiesa è riccamente decorato attraverso l'ausilio di mosaici sulle pareti e sul pavimento.
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Nel 1939 ebbero inizio i lavori per la sistemazione del presbiterio attraverso la sistemazione dell'altare maggiore in marmo di carrara verde (basamento) e giallo.
Solo un anno dopo, nel 1940, fu collocato nell'abside il quadro rappresentante Santa Rita che stringe la corona di spine che ha cinto il capo di Cristo e incoronata di rose da due angeli. Il pittore Giovanni Crida, che aveva già realizzato l'omologa raffigurazione nella cappella delle Grazie, volle ricordare l'amore che la Santa ebbe per il Signore che la portò sino ad assumere su di sé, alla fine della sua vita, i segni del martirio.
La corona di rose, inoltre, ricorda l'episodio miracoloso della vita della santa, per volere della quale una rosa sbocciò sotto la neve.
A tale episodio è legata la festa parrocchiale, il 22 maggio, nella quale a ogni fedele è donata una rosa.
La calotta absidale è decorata a mosaico; la composizione raffigura la morte in croce di Cristo, glorificata dall'abbraccio del padre.
Durante la seconda guerra mondiale i lavori videro un momento di stallo; in questo periodo fu collocato nella galleria degli ex voto il quadro nel quale si chiede alla santa la sua intercessione per la protezione dei giovani chiamati alle armi.
I lavori furono conclusi nel 1953 con la realizzazione delle vetrate policrome che raccontano gli episodi principali della vita della santa.
Sandra Poletto
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