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Guida alle Chiese storiche di Torino

S. Vincenzo de' Paoli e Antonio Abate al Cottolengo

S. Vincenzo de Paoli e Antonio Abate al Cottolengo

A Nord del centro antico di Torino sorge l'ospedale del Cottolengo, città nella città. Il vasto complesso attuale è il risultato di un continuo accrescimento e aggiornamento delle strutture alle mutevoli esigenze dell'assistenza.

Anche la vita del fondatore dell'istituto, Giuseppe Benedetto Cottolengo, si configura come una risposta alle sollecitazioni del proprio tempo. Nato a Bra il 3 maggio 1786 da una famiglia di condizioni modeste ma ricca di fede, fin da giovane Cottolengo ebbe chiara quale fosse la propria vocazione, che lo condusse in seminario nel 1805, dopo tre anni di chiericato al servizio dei poveri "prediletti di Dio".
Ordinato sacerdote nel 1811 e mandato come coadiutore a Conegliano d'Alba, riprese gli studi di teologia senza per questo allentare l'impegno caritativo (come durante l'epidemia del 1817 a Bra). Nel 1818 fu chiamato a Torino come canonico della metropolitana ed ebbe così modo di entrare nella congregazione del Corpus Domini dove tenne vita comune con altri sacerdoti. L'incontro con la santa figura di Vincenzo de' Paoli e con la miseria della gente dei quartieri popolari (che visitava di frequente) confermarono il Cottolengo nel proprio carisma: l'accoglienza dei poveri rifiutati da tutti e, sul piano sociale, la costituzione di un sistema assistenziale alternativo e complementare a quello ospedaliero.
Con l'aiuto di alcune pie donne, nel 1828 fu fondato il 'Deposito dei poveri infermi del Corpus Domini' in via Palazzo di Città affittando alcune stanze. La fama del canonico attirò centinaia di miserabili per accolgiere i quali si rese necessaria l'acquisizione di altri locali. Ma dopo tre anni la sede della 'Volta Rossa' fu chiusa dal governo perché situata in una zona degradata e malsana. Fu pertanto necessario trovare una nuova sistemazione.
Scartato il centro, dove il mercato immobiliare non offriva possibilità di future espansioni, e la zona di Porta Nuova, residenziale e borghese, la ricerca terminò a Borgo Dora e Valdocco, periferia industriale e popolare in continua trasformazione. Nel 1832 fu inizialmente ristrutturata, con il concorso dei fratelli Copasso e delle Figlie della Carità (nel frattempo costituitesi in ordine, il primo di quelli femminili addetti all'istituto), una piccola casa ai margini delle fabbriche, alla quale si aggiunsero in breve tempo altri edifici, intitolati alle Virtù teologali. Il 27 aprile 1832 la 'Piccola casa della Divina Provvidenza' accoglieva i suoi primi ospiti, destinati a diventare 300 nel giro di un anno. Il successo dell'ospizio attirò l'attenzione del governo che il 27 agosto 1833 lo riconobbe come istituto ospedaliero e gli concesse facilitazioni per la costruzione di nuovi edifici.

L'impegno fu assunto dall'arch. Francesco Farinelli che edificò sul terreno di famiglia un nuovo complesso, comprendente 2 corpi di tre piani serviti da una scala e la cappella, dedicata DIVIS ANTONIO ABBATI AC VINCENTIO A PAULO il 5 ottobre 1834.

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L'ospedale, inaugurato 2 mesi dopo, accoglieva uomini e donne, separati per tipo di patologia e inquadrati in famiglie religiose. La moderna concezione ospedaliera, ispirata dal dott. Granetti, si sposava a quella caritativa del Cottolengo, che, con il lavoro degli ospiti, tendeva alla loro promozione umana e all'autofinanziamento dell'istituto. Perciò già nel 1837 fu necessario aggiungere tettoie, stalle e laboratori e da allora, dovendosi continuamente adeguare al crescente numero degli ospiti (ormai migliaia) e alle esigenze della cura e della produzione, la Casa è un cantiere sempre aperto.
Anche la chiesa è il frutto di più trasformazioni. Al primitivo edificio, corrispondente all'attuale 'Rotonda' d'ingresso di cui è riconoscibile la facciata neoclassica timpanata, fu aggiunta la cappella del Rosario intorno al 1838, dove fu ricavato il sepolcro del Cottolengo, morto il 30 aprile 1842. I danni provocati dallo scoppio della vicina polveriera fornirono l'occasione nel 1852 di un'ulteriore revisione della cappella, sotto la quale si sviluppava la cripta di S. Michele.

In concomitanza con l'avvio del processo di beatificazione del fondatore, nel 1864-66 fu provveduto un nuovo ampliamento, obliterato da quello del 1894-98, entrambi voluti dal successore padre Luigi Anglesio.
L'attuale configurazione della chiesa risponde al progetto neoromanico dell'ing. Vincenzo Capuccio, realizzato dagli stessi confratelli tommasini (chierici) e vincenzini (laici). Il grandioso edificio, consacrato il 23 aprile 1898, consiste in una basilica articolata in quattro campate e tre navate, monoabsidata con deambulatorio e dotata di matroneo e coperture a volta: una preziosa imitazione dell'architettura romanica lombarda con alcune concessioni al gotico, come nell'abside e nelle cappelle sporgenti poligonali. Gli arredi liturgici furono prodotti da artisti di fama, sotto la guida del maestro Enrico Reffo (autore delle vetrate delle cappelle laterali).
Nel 1917-18, in occasione della beatificazione di Giuseppe Benedetto Cottolengo, fu realizzata la cappella a lui dedicata e progettata in forme neobarocche dall'arch. Giuseppe Gallo a fianco della rotonda. La canonizzazione del fondatore (1933) fu l'occasione per la sostituzione di alcuni dipinti, mentre nel 1953 furono rifatti i pavimenti. Nel 1979-82, a causa dell'incoerenza del suolo un tempo paludoso, si è reso necessario un intervento di consolidamento delle fondazioni.

Il santuario è completato dal campanile neoromanico che costituisce il riferimento ottico della 'cittadella della carità' nello skyline di Torino.

Marco Frati

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