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Guida alle Chiese storiche di Torino

San Dalmazzo

San Dalmazzo

La chiesa di San Dalmazzo è situata nel cuore della città, sul nucleo del castrum romano che costituisce la zona di più antico impianto di Torino.

Sin dall'anno mille abbiamo notizia di un preesistente edificio religioso a pianta basilicale dedicato a San Dalmazzo martire collocato proprio sulla via Dora Grossa, l'attuale via Garibaldi, nelle adiacenze della porta Susina, limite della città medievale.
La via Dora Grossa è l'antico decumano dell'accampamento romano, cioè la via che lo attraversa da est a ovest; la sua importanza è ribadita in tutto il periodo medievale in quanto costituisce il collegamento privilegiato tra la porta della città e il castello (attuale Palazzo Madama).
L'antica denominazione della via Dora Grossa è dovuta alla presenza di un fiumiciattolo, la Dora, che, sino al XVIII secolo scorre nel mezzo della via con il compito di pulirla dalle sozzure e di sciogliere la neve in caso di maltempo. In realtà il canale sarà sempre portatore di malattie e cattivi odori, tanto che, sarà eliminato all'inizio del Settecento alcuni anni prima della rettifica della via avvenuta nel 1736, nel quadro di una serie di ristrutturazioni che investiranno la parte vecchia della città.

Dal 1271 la preesistente chiesa di san Dalmazzo è affidata ai Frati Ospitalieri di S. Antonio. Dal 1559, con il ritorno dei Savoia a Torino e l'ampliamento della città, i duchi richiamano nella capitale nuovi ordini religiosi, cedendo terreni nei quali questi possano costruire delle nuove chiese. Così nel 1580 la Confraternita della Misericordia viene accolta dei frati Ospitalieri nella chiesa di San Dalmazzo. Nel 1606 i Barnabiti arrivano a Torino rispondendo alla richiesta del duca Carlo Emanuele I che li ospita a San Dalmazzo. L'ordine dei Barnabiti, fondato a Milano nel 1530 da S. Antonio Maria Zaccaria, è accolto nella città in maniera trionfale, con il particolare favore del duca ma la convivenza tra questi e la confraternita della Misericordia è tanto difficoltosa da rendere necessario lo spostamento di quest'ultima presso l'attuale chiesa della Misericordia.
La presenza dei Barnabiti è determinante per l'odierna forma della chiesa; essi infatti provvedono alla costruzione della facciata (nel 1702), all'ampliamento della parte interna, alla costruzione della Cappella della Madonna di Loreto (tra il 1629 e il 1631), a imitazione della casa della Vergine presente a Loreto.
Alla fine del XIX secolo il parroco Filippo Montuoro decide di operare un rinnovamento radicale affidando al pittore Enrico Reffo la decorazione interna secondo un gusto neo medievale e all'architetto Porta la costruzione della Cappella di San Paolo.

La chiesa è un edificio a struttura basilicale a tre navate; ai lati delle navate laterali si aprono otto nicchie con altari. La navata centrale è caratterizzata dalla presenza, nella sua parte superiore, di figure ad encausto a opera di Reffo rappresentanti vedove, penitenti, vergini, martiri, ma anche barnabiti, monaci, padri della chiesa che si dispiegano nello spazio come una lunga processione. Di notevole pregio è il pulpito in marmo di Carrara che reca l'effigie di Filippo Montuoro a ricordo della grandiosa opera di rinnovamento dell'edificio.
L'altare è sormontato da un baldacchino di marmo retto da quattro colonne.

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Nella navata di destra si apre la Cappella di San Paolo, strettamente legata alla presenza barnabitica nella chiesa.
I Barnabiti si caratterizzano infatti per una particolare devozione all'apostolato di San Paolo, tanto che il vero nome dell'ordine è quello di Chierici Regolari di san Paolo. Il termine Barnabita deriva dalla presenza dei monaci presso la chiesa di San Paolo e Barnaba a Milano.
Nella cappella una vetrata sormonta l'altare in marmo intagliato; in essa sono raffigurati, accanto a san Paolo, san Carlo Borromeo, che per primo ha dimostrato fiducia nell'operato di S. Antonio Maria Zaccaria, e san Francesco di Sales, nel carisma del quale l'ordine si riconosce in maniera particolare.
La quarta cappella a sinistra è intitolata a san Leonardo Murialdo, essenziale aiuto ai giovani operai di una Torino che, nella seconda metà del XIX secolo vede crescere in maniera esponenziale il suo sviluppo industriale. Al Murialdo, preside del collegio degli Artigianelli dal 1866 sino alla sua morte nel 1900, si deve un impegno costante che porta al miglioramento delle condizioni del lavoro operaio, soprattutto giovanile. Leonardo Murialdo, battezzato nella chiesa di san Dalmazzo, officiò qui la sua prima messa. Riconosciuto santo dalla popolazione già in vita, sarà canonizzato il 3 maggio 1970.

Sandra Poletto

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