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Guida alle Chiese storiche di Torino

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Santi Martiri Solutore, Avventore e Ottavio

Santi Martiri Solutore, Avventore e Ottavio

Dopo un trentennio di occupazioni militari, nel 1563 Torino diventa sede ducale di Emanuele Filiberto: se la Cittadella (1564-1566) costituisce la prima difesa militare della nuova città-capitale del ducato, possiamo dire che la chiesa dei Ss. Martiri (affidata alla Compagnia di Gesù) rappresenti la difesa dell'ortodossia religiosa durante l'età della Riforma cattolica.
I Gesuiti vengono infatti chiamati a Torino per esercitare il loro ministero educativo già nel 1566, per iniziativa della Venerabile Compagnia della Fede Cattolica, istituzione che diventerà la Compagnia di S. Paolo (si veda la Cappella di S. Paolo, prima a destra, con quadro di Federico Zuccari, 1607). Nel 1574 entrano in possesso di parte dell'isolato di S. Paolo sulla via Dora Grossa, principale asse viario di Torino (attuale via Garibaldi), sede della parrocchia di S. Stefano e delle case del Seminario diocesano.

Estremamente significativa la dedicazione ai più antichi protettori di Torino, i santi martiri Solutore, Avventore e Ottavio: già venerati durante l'età del vescovo San Massimo (fine IV sec.), sono ricordati come legionari romani trucidati durante persecuzioni. Dal 1536, anno della demolizione dell'abbazia medievale di S. Solutore, le loro reliquie sono ospitate presso la chiesa di S. Andrea (l'attuale Consolata): traslate nel 1575 in una cappella provvisoria presso la casa dei Gesuiti, sono collocate nella nuova chiesa alla fine della sua costruzione, nel 1584.
Il cantiere era stato avviato già nel 1577, con intervento diretto del duca: l'impianto dell'edificio riflette in modo fedele le istruzioni sull'architettura delle nuove chiese emerse dal Concilio di Trento (concluso nel 1564) e fatte proprie in particolare dal cardinale Carlo Borromeo, amico del duca Emanuele Filiberto (che nel 1578 porta la Sindone a Torino proprio con il pretesto di abbreviarne il pellegrinaggio). Il progetto, tradizionalmente attribuito a Pellegrino Tibaldi (architetto di fiducia del Borromeo), è in realtà frutto di un processo complesso di scelte architettoniche, religiose e politiche, ma nelle linee generali assume i caratteri del manierismo controriformista adottato dai Gesuiti alla fine del Cinquecento.


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Le decorazioni e gli arredi interni appartengono a fasi costruttive più tarde e sono strettamente legati alle esigenze pastorali (pulpito ligneo dorato) e alla storia della Compagnia: dopo la canonizzazione nel 1622 di Ignazio da Loyola e di Francesco Saverio, primi santi gesuiti, si amplia l'apparato decorativo in loro onore; nella cappella a destra del presbiterio pala (attribuita a Giuseppe Maria Viani) di S. Francesco Saverio con sant'Ottavio, il beato Luigi Gonzaga, san Carlo Borromeo e santa Brigida; sulla volta interviene nel 1678 fratel Andrea Pozzo, decoratore dei più importanti edifici gesuiti, con il Trionfo di S. Ignazio (superstiti solo gli angeli accanto all'organo e lo stemma della reggente sull'arcone del presbiterio); nella cappella a sinistra del presbiterio, altare dedicato a S. Ignazio (progetto attribuito ad Andrea Pozzo), con pala di Sebastiano Taricco (1690 circa).

Dopo l'assedio del 1706, si ristruttura radicalmente l'area absidale su progetti dell'ing. Carlo Giulio Quadro, costruendo un coro più profondo, la cupola e il campanile; Filippo Juvarra interviene con il nuovo altare maggiore e nella nuova sacrestia con l'altare della Gloria di S. Ignazio e il lavabo (posti in opera nel 1733-34); Bernardo Antonio Vittone cura la nuova pavimentazione marmorea del presbiterio ed il restauro della facciata (1768-1770), in cui vengono inseriti la statua della Vergine di Ignazio Perucca ed i bassorilievi di Giovan Battista Bernero raffiguranti i Ss. Martiri e la città di Torino e i santi gesuiti (Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Luigi Gonzaga e Stanislao Kostka); nelle nicchie erano già state inserite ai primi del Settecento le statue lignee dorate delle virtù, attribuite a Francesco Borelli. Nei medesimi anni Vittone progetta il rettilineamento del fronte verso via Dora Grossa, secondo le nuove prescrizioni per il decoro e il rinnovamento della parte più antica della città. Degli anni '60 del Settecento è anche la pala di Gregorio Guglielmi dietro l'altare maggiore, con i Santi Martiri e la Vergine.

I Gesuiti vengono soppressi nel 1773; rientrati in possesso della chiesa nel 1832 (negli anni '40 Luigi Vacca sostituisce gli affreschi deperiti della volta e della cupola), nel 1848 vengono nuovamente espulsi dal regno; dal 1894 riprendono residenza in parte dell'isolato e dal 1916 è stata loro nuovamente affidata la rettoria della chiesa.

Andrea Longhi

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