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Documentazione Chiese Storiche 2000-2010

Santa Maria al Monte

Santa Maria al Monte

La piccola fortezza medievale di Tommaso I di Savoia, diventata proprietà privata nel 1473, venne acquistata nel 1581 dal duca Carlo Emanuele I per costruirvi un convento per i frati Cappuccini, che già operavano nella zona di Madonna di Campagna. Fu il primo progetto civile realizzato a Torino da Ascanio Vitozzi, che al posto della primitiva cappella del convento costruì l'attuale chiesa, terminata da Carlo di Castellamonte (a lui subentrato nel 1623), e dal figlio Amedeo. L'edificio è a pianta centrale a croce greca. La distribuzione di altezza crescente delle aperture, che dai fianchi giungono al prospetto principale, e la presenza di lesene sollevate su un alto stilobate assicurano l'effetto di slancio verticale. La cupola in origine era semisferica e ricoperta in piombo. La costruzione dell'edificio sacro incominciò nel 1583, nel 1590 l'ordine francescano ne prese possesso ma nel 1612 la chiesa non era ancora compiuta, in quanto mancavano il coro e la sacrestia.
Il duca Carlo Emanuele I voleva trasformare il colle in Sacro Monte e dedicarlo alla Madonna.

I religiosi di questo convento si distinsero nell'opera caritativa durante le pestilenze del 1598 e del 1630 e le epidemie di colera del 1831, del 1854 e del 1865. Nel 1640 il convento visse un episodio della guerra civile tra la reggente Maria Cristina e i principi suoi cognati: le truppe francesi, alleate di Madama Cristina, irruppero nella chiesa dove si erano rifugiati i frati e la popolazione, massacrando molti dei presenti; un soldato ugonotto, forzando con la spada la porticina del tabernacolo, fu investito da una vampata di fuoco. Tracce della manomissione sono ancora visibili sull'anta dello stesso.
L'episodio è documentato presso gli Atti del Tribunale di Savigliano, in data 8 Agosto 1642.
Nel 1656 la chiesa fu consacrata. Durante l'assedio di Torino del 1706 venne tolta la copertura in piombo della cupola per farne munizioni per i cannoni. Nel quadro del Bellotto conservato alla Galleria Sabauda si può vedere il progetto originale della cupola semisferica di questa chiesa, sostituita in seguito da una cupola con tamburo ottagonale. Nel 1721 furono riparati l'altare maggiore, il pavimento e i cancelli del coro inferiore; tre anni dopo venne rafforzata la cupola. Nel 1732 vennero collocate nella prima nicchia a destra presso l'altar maggiore e in quella a sinistra accanto all'ingresso due statue lignee dei Beati Fedele e Serafino, opera di Stefano Maria Clemente.

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Durante l'assedio austro-francese del 1799, venne danneggiato il convento (sulla sua facciata esterna restano a testimonianza di questi fatti alcune palle di cannone). Nel 1802 fu soppresso l'ordine e asportata la copertura della cupola in piombo, sostituendola con un rigida copertura muraria. I frati vi ritornarono nel 1818, nel 1867, in seguito alla legge Siccardi, furono nuovamente allontanati, ma dall'inizio del secolo una comunità cappuccina è stabilmente insediata nel convento.
Nell'ultimo conflitto mondiale il convento fu seriamente danneggiato, ma la chiesa ne uscì quasi indenne.
Alcune opere pittoriche già presenti nella chiesa si trovano ora esposte alla Galleria Sabauda, mentre la statua lignea della Vergine con il Bambino fu rubata nel 1980. Rimangono all'altare sinistro il Martirio di San Maurizio di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo; nelle nicchie le statue lignee di santi francescani: S. Antonio da Padova e S. Felice da Cantalice di Stefano M. Clemente, S. Fedele da Sigmaringa e S. Severino da Montegranaro, attribuite alla bottega di Carlo Giuseppe Plura. Di particolare importanza il presbiterio disegnato da Amedeo di Castellamonte, il tabernacolo di Luca Longo e sopra l'altare maggiore la "gloria", apparato ligneo che racchiude la statua della Madonna con il Bambino.
Nella cappellina dei Frati, intorno al tabernacolo, affresco dell'Eucaristia di Mario Caffaro Rore, pittore contemporaneo.
Dal piazzale antistante la Chiesa si può godere uno dei più bei panorami della città di Torino.

Lucia Paolino

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