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Documentazione Chiese Storiche 2000-2010

Santa Giulia

Santa Giulia

La storia della chiesa di Santa Giulia in Vanchiglia è, in maniera particolare, legata alla storia del borgo e all'opera che in questo svolge la Marchesa Giulia Falletti di Barolo.
Vicenda urbanistica, architettonica e opera sociale devono quindi essere lette congiuntamente per la comprensione dell'edificio neogotico che spicca al fondo della via santa Giulia.

La zona su cui sorge la chiesa è esterna alla cinta muraria che circonda Torino sino alla metà del XIX secolo quando, per la necessità di ampliamento del perimetro urbano, viene approvato il piano d'ampliamento in Vanchiglia (1852). Già dal 1844 la Società Anonima Costruttori in Vanchiglia, capeggiata da Alessandro Antonelli, aveva dato inizio a un operazione di lottizzazione che intendeva riorganizzare e riqualificare economicamente l'intera area. L'incerta etimologia del termine Vanchiglia ci è testimone delle condizioni del quartiere prima dell'intervento: Vanchiglia come derivazione di fanghiglia o come deformazione dialettale della Val di vengh, la valle dei giunchi.
Il quartiere è acquitrinoso per la sua vicinanza ai due fiumi, Po e Dora, è insalubre a causa della presenza di alcune fogne a cielo aperto, è densamente popolato da poveri e malviventi. Sono questi alcuni dei motivi che rallentano il processo di urbanizzazione, attraverso un continuo altalenarsi di proposte da parte della Società Costruttori e del Comune che, in ultima istanza, darà le coordinate dello sviluppo edilizio della zona.
Negli stessi anni si rende evidente la necessità di costruirvi una chiesa; l'intera zona gravita infatti sulla chiesa della SS. Annunziata, in via Po, che si trova però in serie difficoltà a gestire una parte di città così ampia e problematica. I primi progetti per un edificio religioso sono a opera di Alessandro Antonelli ma la carenza di fondi ne rende impossibile la realizzazione.

Nel 1863 la marchesa Giulia Colbert Falletti di Barolo offre il suo aiuto finanziario per la costruzione della nuova Chiesa, decidendone la dedicazione a santa Giulia e affidandone il progetto a un giovane architetto, Giovan Battista Ferrante.
La marchesa Giulia di Barolo è nota nel quartiere per la sua attività caritatevole e la sua presenza costante e fedele, ma è parimenti nota nella città degli intellettuali per la sua vivace intelligenza e brillante istruzione. E' infatti uno dei personaggi più interessanti della Torino preunitaria: se il suo salotto è frequentato dall'élite della Torino liberale (da Camillo Benso di Cavour a Giovanni Giolitti) nessuno può mettere in discussione la sua devozione religiosa alla fede cattolica. Alla marchesa e al marito Tancredi Falletti di Barolo si devono l'inizio della riforma delle carceri (attraverso l'introduzione in queste di istruzione, catechismo, lavoro e solidarietà), la creazione di scuole e di istituti religiosi per l'educazione e la correzione dei poveri (le Maddalenine) ma anche delle ragazza della borghesia (l'Istituto delle suore di S.Anna).
Quando si pone il problema della costruzione di una nuova chiesa in Vanchiglia la marchesa ne capisce l'importanza e si muove in prima persona per la realizzazione dell'opera che sarà completata nel 1866, a due anni dalla sua morte.

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La chiesa di Santa Giulia riprende le forme del gotico francese secondo la volontà della Marchesa a ricordo delle sue origini vandeane.
La facciata tripartita è caratterizzata dalla presenza di oculi; nella lunetta soprastante il portale centrale un bassorilievo realizzato da Giuseppe Albertoni rappresenta la Fede.
L'interno della chiesa è a tre navate; sull'abside è presente una vetrata tripartita a opera di Pompeo e Giuseppe Bertini: la parte centrale raffigura santa Giulia che abbraccia la croce, le due laterali le schiere degli angeli.
I coniugi Falletti di Barolo sono raffigurati in due sculture a opera di Albertoni poste nella parte antistante i due ingressi laterali alla sacrestia (a sinistra dell'abside) e della cappella della Madonna di Lourdes (a destra dell'abside).
Il trittico presente nel transetto destro, la Madonna col Bambino e i santi, è a opera di Domenico Cerruti, e il crocefisso ligneo nel transetto sinistro è a opera di Giovanni Tamone.
Nel 1899 le salme dei Marchesi vengono trasferite nella chiesa.
L'oratorio, già presente nel progetto della marchesa sarà realizzato solo nel 1952.

Sandra Poletto

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