Testata
Cappella della pia congregazione dei banchieri e dei mercanti
La casa religiosa dei Gesuiti torinesi ospita la cappella della Confraternita dei banchieri e dei mercanti, fondata nel 1662. Si accede ora alla cappella attraversando l'atrio del complesso già gesuita, a fianco della chiesa dei Santi Martiri, esito della riplasmazione settecentesca dell'isolato operata da Bernardo Antonio Vittone per seguire la rettifica dell'attuale via Garibaldi.
La cappella, realizzata a partire dal 1692, ospita uno dei più straordinari programmi iconografici della Torino di fine Seicento e dei primi anni del Settecento, realizzato su committenza dei confratelli e dedicato alla celebrazione del mistero dell'Epifania (opere di Sebastiano Taricco, Luigi Vannier, Legnanino, Andrea Pozzo, Nicolò Carlone; sculture di Carlo Giuseppe Plura).

   
Andrea Pozzo, Adorazione dei pastori, 1701; olio su tela
Cappella dei Mercanti: A. Pozzo, Adorazione dei pastori La pesante cornice nulla toglie alla carica emotiva che suscita questa tela. L'evangelista Luca scrive: "Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia". Questa dei pastori è un'immagine che percorre tutta la tradizione pittorica cristiana; Maria presenta il piccolo Gesù alla venerazione di queste persone semplici, Giuseppe, dal canto suo, amplifica con la mano il gesto dell'offerta di Maria.
Il Pozzo crea la sorgente luminosa in alto, al di fuori della tela, l'unico elemento che ne indichi l'origine è il fascio che supera gli angioletti. Il piccolo ne è investito in pieno e riverbera i riflessi sulle persone circostanti; sul grembo e sul viso della Madre, sulle nuche e sulle spalle dei pastori.
Anche qui la fisicità è fortemente sottolineata: quello che è raffigurato è sì un evento divino, ma ha la sua realizzazione nell'umano.
   
Andrea Pozzo, Adorazione dei magi, 1693-1694; olio su tela
Cappella dei Mercanti: A. Pozzo, Adorazione dei Magi Il testo evangelico preso in considerazione in questa tela è quello dell'evangelista Matteo: "entrati nella casa, videro il bambino con Maia sua madre, e prostratisi lo adorarono". Non c'è segno dei doni, sembra quasi che i confratelli, nel commissionare questa pala per l'altare maggiore, siano stati presi da una forma di pudore e abbiano tralasciato ogni riferimento alle ricchezze in quel luogo, rimandando questo episodio ad altra tela, realizzata dal Legnanino, sulla parete di sinistra.
Il Pozzo è un maestro nel saper trarre effetti sorprendenti dall'uso della luce radente; il fascio luminoso che ha un riferimento al trascendente, penetra dall'apertura alle spalle della Madonna, investe il piccolo e si rifrange sulle vesti le cui pieghe rivelano la consistenza materica dei tessuti; spettacolare è la resa del manto di velluto del personaggio in primo piano a destra. Il piccolo paggio di sinistra è colpito in pieno e dal gesto sembra che abbia compreso l'origine di quella intensa luminosità.
Tela questa dall'impaginatura elegante, senza pesantezze; l'episodio è leggibile e godibile in tutta la sua portata narrativa.
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