Testata
San Dalmazzo
San Dalmazzo La parrocchia di San Dalmazzo martire era la chiesa medievale più vicina alla porta orientale della città, affacciata direttamente sul suo asse di attraversamento principale (via Doragrossa, l'attuale via Garibaldi).
Già affidata alle cure dei canonici regolari di sant'Agostino, detti Antoniani (ordine ospedaliero dedito principalmente all'ospitalità di viaggiatori e malati), nei primi anni del Seicento viene affidata ai padri Barnabiti (Chierici Regolari di San Paolo), che ne conservano tuttora la cura.
L'edificio è stato sostanzialmente ricostruito e completamente ridecorato negli ultimi anni dell'Ottocento secondo un gusto eclettico neo-medievalizzante, sotto la guida di Enrico Reffo; il fonte - in cui ha ricevuto il battesimo san Leonardo Murialdo - è posto in una cappella affrescata da Francesco Gonin (1855).

   
Crocifisso, XVII-XVIII sec.; legno policromo
San Dalmazzo: Crocifisso in legno policromo, veduta laterale
San Dalmazzo: altare e Crocifisso, veduta complessiva Il monumentale Crocifisso sovrasta il vecchio altare maggiore, ed è imponente nella sua carica di realismo. Il colore ha offerto al suo ignoto scultore la possibilità di soffermarsi su alcuni dettagli che descrivono la passione subita dal Signore: le colature di sangue e le lividure provocate dai colpi di bastone. Il modellato è di notevole qualità; appeso alla croce vi è un uomo con una struttura fisica forte, segnato dalle sofferenze patite, ma con il volto oramai rasserenato nel sonno della morte.
   
Giovanni Antonio Molineri, Deposizione, 1636 ca.; olio su tela
San Dalmazzo: G.A. Molineri, Deposizione La forma della tela rimanda alla sua primitiva collocazione come pala di uno degli altari demoliti durante la ristrutturazione ottocentesca della chiesa di San Dalmazzo. Iconograficamente è più corretto definire la scena come trasporto di Gesù al sepolcro; gli artisti, lungo i secoli, hanno frazionato in tanti episodi gli scarni racconti evangelici sulla deposizione e collocazione nel sepolcro del corpo di Cristo, per arricchirne la narrazione di spunti umani e drammatici.
La figura che raccoglie a profusione la luce è il cadavere del Salvatore: il braccio destro pende nell'abbandono della morte e tutto il corpo si piega duttile allo sforzo dei due portatori. Altri personaggi compaiono sulla scena: la Madre, San Giovanni e le due donne che partecipano, a modo loro, al dolore di Maria.
Obbedendo ad una tradizione antiquaria, il sepolcro dove sarà deposto Gesù non è - come affermano i vangeli - scavato nella roccia, ma è a cassa. Ai piedi della tomba, la corona di spine. Alle spalle dei personaggi si intravvede l'abitato di Gerusalemme mentre, sull'altura, il cadavere appeso di uno dei due malfattori attende ancora la sepoltura.
È questa una tela mirabile, frutto della cultura caravaggesca del Molineri. L'uso sapiente della luce, il realismo dei volti e la politezza delle forme ne fanno un capolavoro.
Elenco schede

© Associazione Guarino Guarini 2010