Testata
Nostra Signora del Carmine
Nostra Signora del Carmine I Carmelitani, già a Santa Maria di Piazza, nei primi decenni del Settecento realizzano la propria nuova casa religiosa nel terzo ampliamento della capitale barocca.
Progettista della chiesa (realizzata tra il 1732 e il 1735) è Filippo Juvarra, che - poco prima di lasciare Torino per trasferirsi alla corte spagnola, dove morirà - immagina un'ampia navata unica, illuminata da camere di luce poste sulle cappelle laterali.
La chiesa, direttamente sotto la protezione reale dal 1736, è stata successivamente completata nel suo arredo liturgico e nel suo apparato iconografico con temi prevalentemente mariani, che culminano nella pala d'altare con la Madonna del Carmine e il beato duca Amedeo IX di Savoia (Claudio Francesco Beaumont), a sancire il forte legame tra la dinastia - rappresentata dal "suo" beato - e la devozione alla Vergine.

   
Crocifisso, XVI sec. (?); legno al naturale
Nostra Signora del Carmine: Crocifisso ligneo Appeso su uno sfondo chiaro, questo Crocifisso è la manifestazione piena di una spiritualità che vede nella morte del Signore una consapevole scelta di amore per salvare l'uomo. L'opera è collocata in una delle cappelle laterali, inondata di luce grazie alla cupola che la sovrasta.
Il corpo è teso, lo scultore ha evidenziato, fino allo spasimo, i muscoli intercostali; l'addome è coperto da un ampio perizoma da dove emergono gli arti inferiori, nervosi, e sovrapposti a livello dei piedi. Il viso esprime una superiore serenità: la morte ha posto finalmente fine a tutti i patimenti.
Le caratteristiche formali di questa scultura la fanno rimontare ad un'epoca tra la fine del XVI e gli inizi del secolo successivo.
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