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Santo Sudario
Santo Sudario La chiesa del Santo Sudario costituisce il cuore della sede settecentesca dell'omonima Confraternita, fondata nel 1598 per sostenere e diffondere il culto della Sindone e per scopi caritativi, in particolare l'assistenza ai malati psichiatrici, servizio che viene portato avanti anche ai nostri giorni.
L'ospedale per i malati di mente (i "pazzerelli") affidati alle cure della Confraternita occupava una parte consistente di un isolato del terzo ampliamento della città-capitale barocca; la cappella venne realizzata sull'angolo dell'edificio a partire dal 1734, prima solo per uso interno, poi aperta al culto anche dei fedeli esterni e dotata di facciata e campanile (1764-1770). L'aula liturgica a navata unica è stata riplasmata e ridecorata negli ultimi anni dell'Ottecento da Angelo Reycend (altari laterali) ed Enrico Reffo.
Nei locali annessi all'oratorio è ospitato dal 1971 il Museo della Sindone, sorto su iniziativa del Centro Internazionale di Sindonologia.

   
Michele Antonio Milocco, Trasfigurazione, 1730-1735; affresco
Santo Sudario: fregio con la Veronica, dettaglio della volta
Santo Sudario: veduta complessiva con altare e la pala di M.A. Milocco L'intradosso della volta della chiesa del Santo Sudario è interamente coperto da un grande affresco con elementi architettonici trompe l'oeil, che ne amplificano a dismisura la volumetria, e decorazioni vegetali e figure come riempitivo. Il Milocco ha realizzato un duplice guscio, il primo, dai contorni frastagliati, appoggia sulle mura perimetrali ed ha al centro un grande squarcio che si apre su una Trasfigurazione del Signore sul monte Tabor.
La narrazione non è in tutto conforme a quanto riportano i vangeli: Gesù si libra nel vuoto, avvolto in vesti di un candore abbagliante, Marco afferma che nessun lavandaio potrebbe realizzare un panno così lindo; accanto al Signore i due personaggi biblici, Mosè ed Elia, che testimoniano per lui la realizzazione delle promesse antiche. Ai piedi della roccia sono assiepati otto apostoli, non i tre (Pietro Giacomo e Giovanni) della narrazione sinottica, i rimanenti quattro sono collocati, due per parte, in poco profonde nicchie raffigurate a metà della navata a livello di imposta della volta.
La Trasfigurazione in questo contesto fa da complemento a quanto lo stesso Milocco ha rappresentato nella pala dell'altare: la gloria che Gesù manifesta ai suoi discepoli prima della sua passione e morte è un'anticipazione di quella piena della sua risurrezione, e il telo sindonico nella rappresentazione della Trinità è un manifesto di questo fondamentale evento già preannunziato sul Tabor.
   
Michele Antonio Milocco, La Vergine, il beato Amedeo IX, la Sindone e l'Eterno in gloria, 1735; olio su tela
Santo Sudario: M.A. Milocco - Vergine, Amedeo IX, Sindone ed Eterno in gloria Il tema è il trionfo del Risorto. La persona di Gesù non è presente, ma lo è il Sudario che lo avvolgeva nel sepolcro e - con L'eterno Padre e la colomba, simbolo dello Spirito Santo - realizza una impegnativa Trinità. Così tutti i presenti, tra i quali primeggiano la Vergine e il beato Amedeo di Savoia, compiono un atto di fede nella risurrezione, e per la casa regnante il dipinto diventa un emblema della santità (Sindone e Beato) che le fa onore.
È un'opera questa della piena maturità di Milocco: assunto dai Savoia, realizza opere di forte impatto decorativo e psicologico, come questa pala in cui il maestro sciorina il repertorio della sua abilità. È una composizione decisamente dinamica: il pittore impiega tutta la sua abilità per attirare lo sguardo del fedele e orientarlo prima sui personaggi in primo piano e poi, su verso l'alto, sulla Sindone e sui divini personaggi. Questo e la squillante cromia dell'insieme ne fanno uno dei migliori prodotti del pittore.
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