Testata
Sant'Agostino
San Agostino Inizialmente dedicata ai santi Filippo e Giacomo, la chiesa è una delle principali parrocchiali della città medievale, attorno a cui si organizza il quartiere nord-occidentale: il fonte battesimale secentesco recentemente restaurato testimonia il radicamento parrocchiale della chiesa.
L'edificio medievale viene riplasmato a partire dalla metà del XVI secolo, quando la parrocchia viene affidata ai canonici Agostiniani che - di fatto - ne cambiano la dedicazione. L'interno conserva la struttura a tre navate, su cui nel corso dei secoli si sono stratificati interventi devozionali, funerari e di adeguamento di gusto, fino al rifacimento tardo ottocentesco dell'altare maggiore (Carlo Ceppi, 1887) e della decorazione.

   
Deposizione, scuola tedesca, inizio XVI sec.; olio su tela
San Agostino: Deposizione (scuola tedesca) Il primo piano è occupato dal corpo disteso di Gesù, il braccio destro è abbandonato, elemento questo consacrato dalla tradizione figurativa; l'altro braccio è sostenuto e quasi baciato da una Maddalena dolente. Maria angosciata si avvicina al corpo del figlio e pare che si chieda: "Figlio cosa t'hanno fatto!". Più discosto è il discepolo Giovanni, lui pure tutto compreso nel dolore per la morte dell'amico.
Un personaggio abbigliato all'orientale è accanto a uno dei committenti; sul fondo, ai piedi della dura roccia su cui è stato elevato il patibolo, le figure delle due Marie stanno discoste timorose di intromettersi e mitigare il dolore che permea tutta la scena.
Senza dubbio il dipinto è stato commissionato da alcuni personaggi importanti che hanno voluto farvisi raffigurare: uno lo troviamo, berretto in mano, accanto a Giuseppe d'Arimatea che sostiene il corpo esanime del Salvatore; un amico, forse un parente o un collega, accanto ai discepoli che hanno deposto il Signore dalla croce esamina attento, con fare meditativo, la corona di spine.
L'inusitata forma di ovale allungato di quest'opera è certamente il frutto di un adattamento; si nota, evidente, nella parte inferiore un'aggiunta per ridurre la tela alla forma voluta. Si tratta di un dipinto di grande interesse, realizzato con una tavolozza varia e preziosa, ricco di particolari e con una esemplare ricerca fisiognomica, al punto che ai diversi personaggi il pittore ha assegnato un ritratto. Gli elementi formali danno credito all'assegnazione del dipinto ad ambito tedesco.
   
Martino Spanzotti [attr.], San Nicola da Tolentino con il Crocifisso, inizio XVI sec.; tempera su tavola
San Agostino: San Nicola da Tolentino con il Crocifisso, dettaglio
San Agostino: altare con pala che raffigura San Nicola L'altare, di forme neorinascimentali, ospita come pala una tavola che raffigura, su un fondo d'oro, San Nicola da Tolentino incoronato. È rappresentato con l'abito nero degli Eremitani di Sant'Agostino, con un sole sul petto e in mano un crocifisso; un angioletto accanto a lui regge un giglio. Sono tutti simboli dello stile di vita del Santo: un cuore tutto dedito alla verità, una vita a imitazione del Cristo Crocifisso e una condotta di perfetta integrità morale.
Il santo tiene aperto con la mano sinistra un libro sulle cui pagine è scritto a larghi caratteri: PRECEPTA PATRIS MEI SERVAVI (Ho conservato i comandamenti del Padre mio). San Nicola fu anche un famoso esorcista, ed è per questo che con i piedi schiaccia un demonio che si avvinghia al globo terrestre quasi a rivendicarne la signoria. Al colmo della tavola compare la figura di Gesù che incorona il santo con tre corone auree, simbolo dei voti religiosi da lui professati e vissuti con integrità: povertà, castità e obbedienza.
La tavola è stata attribuita a Martino Spanzotti, anche se alcune peculiarità l'avvicinano a Defendente Ferrari. Rimane però certo che è un piccolo capolavoro della pittura piemontese a cavallo tra il XV e il XVI secolo.
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