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Corpus Domini
Corpus Domini Il miracolo eucaristico del 1453 ha come scenario il mercato torinese, situato nel cuore della città medievale in prossimità del Palazzo di Città. Per ricordare la memoria dell'evento, fu realizzata una prima edicola su disegno di Matteo Sanmicheli, nel 1528. Nel quadro delle trasformazioni urbane dovute al trasferimento della capitale sabauda a Torino, Ascanio Vitozzi progetta una nuova chiesa dedicata al miracolo eucaristico, realizzata a partire dal 1603, come ex-voto dopo la peste del 1598; al centro della navata resta indicato il luogo del miracolo. Punti focali dell'illustrazione del mistero eucaristico sono la complessa macchina d'altare e il programma iconografico della facciata, che presenta alla scena urbana i personaggi veterotestamentari che prefigurano il tema.
La chiesa del Corpus Domini fin dal Seicento è posta sotto il patronato dell'amministrazione comunale, la cui sede si trova nella piazza a ovest dell'edificio. Il culto fu affidato a sei preti diocesani chiamati Preti teologi del Corpus Domini di cui, nell'Ottocento, farà parte Giuseppe Benedetto Cottolengo, raffigurato nell'altare destro, che nei pressi della chiesa dà avvio alla sua attività di assistenza ai malati.
L'interno della chiesa è stato oggetto di numerosi aggiornamenti del programma iconografico eucaristico e della decorazione: il volto attuale è dovuto a Benedetto Alfieri (1752-1753), progettista anche dell'insieme urbanistico in cui la chiesa è inserita.

   
   
Amedeo Rizzi (marmi policromi), Simone Boucheron (bronzi dorati), su disegno di Francesco Martinez, Tabernacolo dell'altare maggiore (1768-1769) e sportello con Cena di Emmaus, metà XIX sec.
Corpus Domini: tabernacolo, portina in bronzo dorato Il fuoco prospettico e teologico della chiesa è costituito dalla custodia del Santissimo Sacramento, collocata sopra la mensa dell'altare maggiore e sotto la narrazione del miracolo, affidata alla pala.
Oggetto di ripetuti aggiornamenti, in quanto cuore del significato stesso dell'edificio, l'attuale tabernacolo è l'esito di un rimontaggio dei decenni centrali del Settecento. La portina in bronzo dorato (che, a differenza del contesto, risale alla seconda metà del XIX secolo) raffigura l'episodio evangelico della Cena di Emmaus, in cui due apostoli riconoscono Cristo risorto solo nel momento in cui, durante il pasto, spezza il pane richiamando il gesto dell'Ultima Cena.
   
Bartolomeo Caravoglia, Episodio del Miracolo Eucaristico di Torino, 1660-1670; olio su tela
Corpus Domini: il miracolo eucaristico, dalla pala di altare. Si notano le colonne tortili Il dipinto che sovrasta l'altare maggiore della chiesa raffigura il momento cruciale del miracolo di Torino: l'ostia, che si libra in alto, sta per essere accolta nel calice tenuto dal vescovo di Torino Ludovico da Romagnano, circondato da un folla esterrefatta. L'antefatto è noto: durante la guerra tra Francia e i Savoia alcuni soldati saccheggiarono la chiesa parrocchiale di Exilles, in Valle di Susa; rubarono tutto, compreso un ostensorio con l'ostia consacrata. Caricata la refurtiva su un mulo, i ladri si diressero alla volta di Torino. Vi giunsero il 6 giugno 1453. Arrivati davanti alla chiesa di San Silvestro, il mulo si fermò e crollò a terra; dal sacco uscì parte della refurtiva, compreso l'ostensorio con l'ostia che, invece di cadere, si librò in alto sulla folla dei presenti.
Il pittore ha creato una scena concitata, dove la calca nulla toglie alla sacralità del momento. I volti, con espressioni tra lo stupefatto e il devoto, dicono quanto fosse intensa l'emozione del momento.
L'altare, realizzato nel 1664 su progetto dell'architetto ducale Francesco Lanfranchi, è lo scenario su cui il mistero eucaristico si attualizza durante la celebrazione e fa da monumentale cornice al dipinto del Caravoglia con una sapiente calibratura cromatica, utilizzando il marmo nero di Frabosa (coronamento, fondo e cornici), il rouge Languedoc (colonne tortili, con decori eucaristici in bronzo dorato) e la pietra di Gassino con inserti in marmo rosso (base). Il messaggio affidato alla macchina d'altare è ulteriormente arricchito dalle immagini allegoriche delle virtù teologali: la fede e la speranza tra le colonne tortili, mentre una splendida la carità siede sulla cornice del fastigio, opere tutte dello scultore Giovanni Battista Casella.
   
   
Agostino Cottolengo, San Carlo Borromeo e San Francesco di Sales adorano il Sacramento, metà XIX sec.; olio su tela
Corpus Domini: A. Cottolengo, San Carlo Borromeo  e San Francesco di Sales adorano il Sacramento Nell'opera del fratello del Santo, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza, i due santi - protagonisti del rinnovamento pastorale della chiesa cattolica dopo il Concilio di Trento - si fronteggiano, inginocchiati sulle nubi, in adorazione del Santissimo Sacramento esposto in un ostensorio. I due pastori sono accompagnati dai simboli del loro stato: il galero cardinalizio per San Carlo e la mitra con il pastorale per San Francesco. La composizione, tenuto conto della storia dell'edificio che la ospita, assurge ad esaltazione dell'Eucaristia e dell'impegno sostenuto dai pastori affinché nella mente dei fedeli non vengano meno i fondamenti della fede nella presenza reale del corpo e del sangue di Cristo nelle specie eucaristiche.
Sotto le nubi che sostengono i due santi si può notare un brano di paesaggio torinese: è raffigurata la via che parte dalla piazzetta antistante la chiesa del Corpus Domini e che conduce al Palazzo di Città.
   
Francesco Antonio Mayerle, San Carlo Borromeo comunica gli appestati, 1752; olio su tela
Corpus Domini: F.A. Mayerle, San Carlo Borromeo comunica gli appestati L'opera del pittore boemo è conforme ai più rigidi canoni dell'iconografia carlina.

Durante la peste del 1576-1677 il santo arcivescovo, senza curarsi della conseguenze del gesto, si recò nel lazzaretto per portare aiuto e confortare con l'Eucaristia i contagiati.
La scena descritta dal Mayerle è ricca di movimento, si avverte nella figura del Santo una tensione che lo porta ad essere prossimo dei quanti sono nel bisogno.
   
Bernardo Falconi, Mosé, Sansone, Angelo di Elia e Melchisedech, 1671-1675; marmo bianco di Foresto
Corpus Domini - Programma iconografico scultoreo di Bernardo Falconi, dalla facciata
Corpus Domini - La facciata La facciata della chiesa, completata solo dopo la fine dell'altare maggiore, è un imponente stendardo dalla struttura complessa a più ordini, predisposta per ospitare un programma iconografico scultoreo, ispirato probabilmente dal letterato di corte Emanuele Thesauro; tutte le state sono opera del luganese Bernardo Falconi (1671-1675).
Il programma iconografico è chiaro: tutti i personaggi veterotestamentali hanno, in qualche modo, prefigurato l'Eucaristia. Tra le colonne ioniche del primo registro, entro nicchie profondamente chiaroscurate, sono posti Mosè con l'anfora che contiene la manna ("Panem de caelo") e Sansone con un favo di miele ("De forti dulcedo"); superiormente le due nicchie ospitano la statua dell'angelo che porta il pane al profeta Elia (con l'esortazione "Surge et comede") e il sacerdote Melchisedech che offre il "Regale sacrificium". La facciata termina con un imponente fastigio che ospita una lapide dedicatoria.
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